Sinossi
Lulù Massa (Gian Maria Volontè) è operaio metalmeccanico in uno stabilimento del Nord Italia. Ha trentun anni ed è in fabbrica da quindici; è sposato con un figlio, ma separato dalla prima moglie (non esiste ancora il divorzio), convive con Livia (Mariangela Melato), parrucchiera, e il figlio di lei. Insofferente verso il prossimo, segnato da una serie di malanni, conduce una vita agra nel cui orizzonte non c’è che la fabbrica e la produzione. In fabbrica e alla sua macchina Lulù è un campione. Nessuno è in grado di tenere il suo ritmo di lavoro. Su di lui il cronometrista aggiorna i tempi del cottimo. Contro di lui, che si vende l’anima per portare a casa i soldi del premio di produzione utile a mantenere due famiglie, imprecano i compagni di lavoro, che vorrebbero regolamentare il cottimo.
Il clima è quello del post sessantotto, carico di tensione in fabbrica e fuori. All’esterno gli studenti invitano gli operai a ribellarsi ad un destino che li fa schiavi del capitale dall’alba al tramonto. All’interno i dipendenti più sindacalizzati reclamano migliori condizioni di lavoro. Lulù lavora indifferente a tutto, sprezzante anche dei rischi, finché, anche per sua imprudenza, non lascia un dito in una macchina. Dopo l’infortunio la sua posizione cambia totalmente. Nella vertenza sui tempi di lavorazione che ne segue, si schiera con i gruppi estremisti che vogliono lo sciopero ad oltranza, mentre la maggioranza degli operai e il sindacato è favorevole a lotte articolate. Quando un picchettaggio davanti alla fabbrica degenera in scontro aperto contro la polizia, Lulù è in prima linea. Segue il licenziamento e quasi subito dopo, l’operaio simbolo delle lotte, si ritrova solo. Abbandonato da Livia, che lo ritiene un buono a niente. Lasciato solo anche dagli studenti, che lo incitavano alla rivolta e che ora sono affaccendati a propagandare la lotta di classe su altri fronti. Quando rientra il fabbrica, per merito del sindacato che non ha mai abbandonato la sua causa, è un personaggio ancor più disincantato di prima. Ad essere evocati alla catena di montaggio non sono né Marx né Marcuse, ma il Militina (Salvo Randone), un vecchio compagno finito in manicomio, che Lulù va periodicamente a trovare, ricavando nel suo allegorico argomentare pillole di rassegnata saggezza.
