Cast and credits
Regia Elio Petri
Sceneggiatura Elio Petri, Ugo Pirro
Fotografia Lugi Kuveiller
Musica Ennio Morricone
Interpreti e personaggi Gian Maria Volontè (Luigi Massa), Mariangela Melato (Lidia), Salvo Randone (Militina), Mietta Albertini (Adalgisa), Gino Pernice (sindacalista)
Produzione Ugo Tucci per la Euro International Film
Origine Italia 1971
Durata 125 m .
Regista
Nato a Roma nel 1929, frequenta l’istituto tecnico, la sezione del partito comunista e il cineclub.
Muove i primi passi nel cinema come sceneggiatore e assistente di alcuni film di Giuseppe De Santis. Fra il 1954 e il 1957 dirige due documentari, uno sul ciclismo, l’altro sui sette fratelli Cervi, martiri del fascismo. Nel 1961 esordisce come regista con il primo lungometraggio L’assassino , un giallo psicologico scritto insieme a Tonino Guerra e interpretato da due grandi attori come Salvo Randone e Marcello Matroianni, a cui farà ricorso anche in seguito. Ma è soprattutto con I giorni contati (1962) che Petri rivela il suo talento, contaminando l’eredità del neorealismo con gli influssi della nouvelle vague, e affrontando, con un linguaggio personale la problematica esistenziale e l’ indagine sociale. Non premiato al botteghino, imbocca negli anni successivi strade più facili con Il maestro di Vigevano (1963), interpretato da Alberto Sordi, e La decima vittima (1965), film fantascientifico con Mastroianni e Ursula Andress.
Nel 1967 inaugura il sodalizio con lo sceneggiatore Ugo Pirro e realizza A ciascuno il suo (1967), tratto dall’omonimo romanzo da Leonardo Sciascia. Premiato anche dagli incassi, il film è il primo di una serie che colloca Petri tra i registi di punta di quegli anni, quale autore di pellicole di grande impegno civile e in grado coniugare qualità e gusti del pubblico. Dopo Un tranquillo posto di campagna (1968), dirige nel 1970 Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (premio Oscar come miglior film straniero nel 1971), splendidamente interpretato da G ian Maria Volontè come il successivo La classe operaia va in paradiso (1971), Palma d’oro a Cannes nel 1972 (ex equo con Il Caso Mattei ). Con questi due film Petri lancia, con un sguardo straordinariamente depoliticizzato, i suoi segali d’allarme nei confronti dell’alienazione, sia che essa riguardi i rapporti con la legge e il potere, sia che attenga alla condizione operaia. La stessa operazione non gli riesce altrettanto lucidamente con La proprietà non è più un furto (1973), dedicato alla nevrosi “da denaro”. Con Todo modo (1976, ancora da un romanzo di Sciascia e facendo di Volonté un doppio di Aldo Moro) il suo cinema civile assume lugubri cadenze profetiche contro la Democrazia Cristiana e la sua incancrenita permanenza la potere negli anni bui delle stragi e dei complotti. Buone notizie (1980) è l’ultimo degli undici film del regista romano. Nel 1981 esordisce in teatro con la regia di L’orologio americano, di A. Miller, per lo Stabile di Genova. L’anno successivo muore nella sua città natale.
